Amnesia

an ephemeral ruin

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Le allegorie, nel dominio del pensiero, sono ciò che sono i ruderi nel dominio delle cose.

Walter Benjamin, "The Origin of German Tragic Drama"

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Quindi, quando costruiamo, pensiamo a costruire per sempre. Che non sia per un compiacimento del presente, né per il solo uso attuale; che sia un'opera tale per cui i nostri discendenti ci possano ringraziare, facendoci pensare, mentre disponiamo pietra su pietra, che ci sarà un tempo in cui quelle pietre saranno ritenute sacre perché le nostre mani le hanno toccate, per cui gli uomini diranno osservando l'opera  e la lavorazione, Guarda ! Questo hanno fatto i nostri padri per noi.

John Ruskin, "The seven lamps of architecture"

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Non è meramente perché i ruderi siano più pittoreschi del resto, ma perché è un gesto più nobile per un uomo il meditare sul fato che ha la meglio sulla sua opera, piuttosto che
sull’opera in sé.

John Ruskin, "The Harbours of England”

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In architettura, la bellezza, accidentalmente indotta, è normalmente contraria alla preservazione dell'aspetto originario, il pittoresco è quindi ricercato nel rudere e supposto consistere nel decadimento. Tuttavia, anche quando così cercata, essa consiste nel mero sublime di lacerazioni, crepe, macchie, vegetazione, che assimilano il manufatto a un'opera della Natura, conferendogli quelle proprietà di colore e forma universalmente amate dall'occhio umano.

John Ruskin, "The seven lamps of architecture"

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Di quella sensazione che risulta dall'influsso sulle nobili linee architettoniche dalla lacerazione e dalla ruggine, dalla frattura, dai licheni, dalle erbacce, e dalla scrittura, sulle pagine di antiche mura, dei confusi geroglifici della storia umana.

John Ruskin, "Modern Painters, Vol I"

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È nella loro testimonianza duratura nei confronti degli uomini, nel loro quieto contrasto con carattere transitorio di tutte le cose, nella forza che, attraverso lo scorrere delle stagioni e dei tempi,  il declino e la nascita delle dinastie, il cambiare del volto della terra, dei limiti del mare, mantiene la sua forma scolpita per un tempo insuperabile, connette età dimenticate  e a venire e tra di loro, nel mezzo, per simpatia, costituisce l'identità delle nazioni: è in quella macchia dorata del tempo,  che andremo a cercare la luce reale, colore, e il pregio dell'architettura.

John Ruskin, "The seven lamps of architecture"

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Note

L'Amnesia Discoteque era situata sulla strada statale, in Corsica, alcuni chilometri a nord di Bonifacio, coordinate di google maps: 41.471927, 9.224100. L'edificio, costruito nel 1995, è durato 5 anni. È stato distrutto da più esplosioni simultanee il 5 aprile 2000. In seguito, come rovina, ha resistito più di un decennio. Nel 2017, su google maps solo la sua impronta risulta ancora visibile.

Molte cose mi hanno affascinato di questo complesso in rovina. Il fantasma dello stile mediterraneo, con la sua profusione di superfici bianche, piastrelle rosse, anche se in rovina, è tutto lì, con altri simboli presi dal l'immaginario degli anni '90, mostra un variegato e cospicuo insieme di "tele" per artisti e passanti. Sono arrivato lì per puro caso, l'ho notato dalla strada principale, di sfuggita, andando verso sud. Sono poi tornato e ho preso le foto in due visite consecutive nel luglio 2009.

Su scale temporali geologiche 20 anni sono una sciocchezza. Questo è il peso della struttura di cui ho rappresentato un frammento temporale.  Ma se il peso degli anni 90 è ridicolo sulla scala geologica su quella culturale pesano come un macigno. Il decennio del cheap potremmo chiamarlo, dell’irrompere del simbolico a copertura delle povertà materiali, che la bomba, come nella “storia di un impiegato” di De Andrè, espone senza pietà, ma anche dell’uso delle droghe come coadiuvante ambientale essenziale, su poderosi vettori di fuga, l’illusione della fine.

Una rovina questa, che lascia poco alla nostalgia dei bei tempi andati o che si stagli nel tempo a memoria di un alcunchè. Il contrappunto con Ruskin e il sogno romantico stride. Le evidenze fotografiche che presento però mostrano una vita che viene dopo la distruzione, fatta di espressioni opportunistiche o meno, segni di riappropriazione/espropriazione. Ora la discoteca Amnesia esiste solo figurativamente, è rimasta la traccia fantasmatica, forse sarà riassorbita dalla natura o forse vi sarà appoggiato sopra un nuovo resort adatto a nuovi consumi.

Nel frattempo, da quando ho eseguito le riprese, l’attenzione sulla morte degli edifici, e sul loro completo ciclo di vita è andata affollando di libri e fotolibri le librerie. Il costo ambientale dell’edificare, già notevole di per sé, viene amplificato dalle pratiche di demolizione su cui si è sviluppato un segmento apprezzabile dell’industria del costruire.

Non si può dimenticare al proposito “Buildings must die” di Stephen Cairns e Jane Margaret Jacobs, qui una recensione,che vuole l’idea della morte come insita nel progettare stesso, quale completamento dell’allegoria della vita che domina in architettura   o il lavoro di Alberto Goyena “Architecture inside out” che indaga sulla vita e il pensiero  dei demolitori in Brasile dove il nuovo non si sovrappone al passato ma sempre lo sostituisce, o, infine, ai molti manuali di pianificazione circolanti in rete in cui la demolizione è parte integrante del progetto iniziale, come una proiezione teleologica.

Di recente poi ho rinvenuto questo video di Tim Morton, “The Golden Stain of Time”, che entra in merito alla rappresentazione del tempo in John Ruskin.

Mauro Thon Giudici, Novembre 2017

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